Economia - 02 aprile 2025, 09:11

Confcommercio e CIV Sestri Ponente presentano istanza formale per fermare la nuova Esselunga: “Difesa concreta di un modello di città”

Il documento si basa su tre motivazioni: i due ricorsi al TAR, l’esigenza di ulteriori approfondimenti sull’impatto ambientale e un “supplemento di prudenza alla luce delle recenti vicende giudiziarie”

L'area individuata per la nuova Esselunga di Sestri Ponente

L'area individuata per la nuova Esselunga di Sestri Ponente

Confcommercio Genova e il CIV Sestri Ponente hanno presentato un’istanza formale per richiedere la sospensione della Conferenza dei Servizi in corso per l’approvazione dell’intervento di insediamento di Esselunga. L’istanza si basa su tre motivazioni principali.

La prima riguarda due ricorsi al TAR Liguria promossi da imprese aderenti a Confcommercio Genova. I ricorsi impugnano la delibera di approvazione della variante urbanistica, l’autorizzazione paesaggistica e l’autorizzazione idraulica rilasciate per l’intervento. Inoltre, si contesta l’efficacia dell’apposita SCIA presentata da Esselunga, sollevando dubbi sulla compatibilità del progetto con la pianificazione vigente e sull’impatto dell’opera sul contesto urbano ed economico locale. 
Si tratta di procedimenti giurisdizionali ancora aperti, la cui conclusione potrebbe avere un impatto significativo sulla legittimità dell’intervento stesso. Confcommercio Genova sottolinea che, durante la Conferenza, aveva “già evidenziato come l’intervento di insediamento di Esselunga dovesse essere trattato come una vera e propria variante al PUC, anziché come un semplice aggiornamento allo strumento urbanistico”. 
La variante avrebbe dovuto seguire un iter diverso, con un apposito passaggio in Consiglio comunale e la pubblicazione delle eventuali osservazioni. Questo iter è stato definito dalle sentenze del TAR Liguria n. 1092/2016 e del Consiglio di Stato n. 3315/2018. Sulla base di queste sentenze, il Comune di Genova avrebbe dovuto verificare se l’insediamento di una GSV o di una MSV presso il Settore 01 del Distretto di Trasformazione Nuova Sestri fosse compatibile con la riqualificazione dello stesso.
“L’insediamento non solo è contrario alla Legge Regionale Liguria n. 1/2007, che impone una fascia di rispetto di 800 metri attorno ai centri storici - si legge nella nota di Confcommercio - ma non rispetta nemmeno la normativa in materia di distanza dai corsi d’acqua. Alcune opere, infatti, sono previste all’interno della fascia di inedificabilità assoluta regolamentata dal R.R. del 2011 e dall’art. 96 del Regio Decreto 523 del 1904”.

La seconda motivazione su cui poggia l’istanza riguarda l’esigenza di ulteriori approfondimenti sull’impatto ambientale dell’intervento. In particolare, si richiamano i sospetti già emersi in sede istituzionale in merito alla possibile presenza di concentrazioni di cromo esavalente nelle acque sotterranee dell’ex area Cognetex. Per questo motivo, la Confcommercio ha già presentato una richiesta formale di accesso agli atti agli organi competenti. Il cromo esavalente è uno dei più importanti e pericolosi inquinanti ambientali. Se venisse accertato un superamento della soglia di rischio, la normativa imporrebbe un progetto di bonifica dell’area.

Infine, l’istanza sottolinea l’opportunità di un supplemento di prudenza alla luce delle recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto il contesto politico-amministrativo regionale. L’obiettivo è garantire la massima trasparenza e correttezza nell’iter procedurale in corso.

L’insediamento di una grande struttura di vendita come quella prevista a Sestri, su cui abbiamo manifestato contrarietà fin dall’inizio, rischia di compromettere definitivamente l’equilibrio commerciale di un quartiere già in forte sofferenza - dice Alessandro Cavo, presidente Confcommercio Genova - non siamo contrari al cambiamento ma riteniamo che la salvaguardia del commercio di prossimità debba rappresentare una priorità assoluta nelle politiche di sviluppo urbano”.
Questa non è una battaglia ideologica né una contrapposizione a un singolo marchio - aggiunge Monia Modarelli, presidente del CIV Confcommercio Sestri Ponente - è una difesa concreta di un modello di città vivo, con negozi aperti, relazioni sociali attive e sicurezza diffusa. La grande distribuzione all’interno di quartieri storici rischia di generare squilibri irreversibili”.

Redazione

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