Attualità - 01 aprile 2025, 08:00

Tutte le sfumature della fotografia, l’emozionante percorso di Valentina Fusco Serao

Dagli scatti commerciali alla rielaborazione di immagini d’archivio alla scoperta delle origini, passando per il Sud America e il teatro: “Col tempo ho trovato la mia voce e ho capito cosa voglio comunicare con le immagini”

Nata a Genova nel 1982, in bilico tra la forza del mare e la quiete della montagna, e con radici profondamente ancorate alla terra campana, Valentina Fusco Serao incarna un percorso artistico vibrante, dove la fotografia si è rivelata molto più di una semplice professione: un vero e proprio strumento di scoperta interiore e di narrazione appassionata. Inizialmente, racconta con un sorriso, “la fotografia era un momento quasi di meditazione, di stacco dalla realtà intorno a me. Era un momento in cui riuscivo a ritagliare del tempo per me stessa, che a volte condividevo con altri amici che avevano la mia stessa passione”. 

Quella scintilla ludica si è trasformata in un fuoco sacro, un richiamo sempre più forte che l'ha portata a sentire stretto il suo lavoro nel turismo. Con determinazione, si è data "la possibilità di cercare un lavoro più tecnico", un passaggio cruciale che l'ha condotta alla Sony, in un'epoca in cui l'azienda muoveva i primi passi nel mondo della fotografia reflex. Questa esperienza, formativa e inaspettata, le ha permesso di "passare dal turismo alla fotografia, dedicandosi all’aspetto più tecnico e commerciale del mestiere”. 

Per un decennio, si è immersa nel mondo della fotografia commerciale, lavorando per aziende, nel teatro e nella danza, catturando ritratti e condividendo il suo sapere attraverso corsi a Genova. In quegli anni, insieme ad amici, ha dato vita a "La Settimanale di Fotografia", un'associazione culturale fervente di incontri e mostre. Eppure, dentro di sé, sentiva crescere un'insoddisfazione, la fotografia così intesa non le bastava più. La svolta interiore si è fatta impellente, quasi un bisogno fisico: “A un certo punto ho sentito il bisogno di partire, di mettere in ordine le cose intorno, di connetterti però con te stessa e non stare nel caos della vita quotidiana". Così, un viaggio di un mese e mezzo in Perù, sulle tracce di un curandero, ha rappresentato un momento di profonda connessione e ricerca. L’amore, poi, l'ha portata a Buenos Aires per cinque anni, un periodo fertile in cui ha finalmente avuto "l'occasione di ampliare il mio linguaggio visivo" e di dedicarsi ai suoi progetti personali, a ciò che veramente sentiva di dover raccontare.

È lì, in mezzo al Sud America, che Fusco ha iniziato a dare voce a ciò che le interessava raccontare, quindi temi legati al patriarcato, alla memoria, all'identità fondamentalmente e alla famiglia. Una scelta radicale che l'ha portata a esplorare la fotografia d'archivio, quasi per arginare la sovrabbondanza di immagini e la sensazione di non riuscire più a leggerle. "A un certo punto c'è bisogno di fare ordine," afferma con convinzione, "e nel farlo si trovare la propria voce rispetto a quello che effettivamente si vuole comunicare con le immagini… e da lì si crea anche un ordine visivo, narrativo”. 

Tornata a Genova, Valentina vive una fase nuova, dove la dimensione artistica si fa più ampia e sconfina i limiti della fotografia tradizionale. Il concetto di 'post-fotografia', che si concentra sull'uso degli archivi fotografici per reinterpretare la memoria e affrontare tematiche come l'ecologia visiva e la necessità di non produrre immagini continuamente, la affascina molto. In questo nuovo contesto, la fotografia diventa uno strumento per esprimere idee e concetti, spesso affiancata da altre forme artistiche. 

Al momento, sta lavorando a un progetto emotivamente coinvolgente che riguarda la "ri-significazione della memoria attraverso le fotografie di famiglia", un percorso che unisce psicogenealogia e la consapevolezza del corpo come custode delle storie familiari antiche. L'integrazione del teatro e l'esplorazione degli atti psicomagici arricchiscono ulteriormente la sua ricerca, aprendo nuove prospettive emotive e creative. Questo lavoro, già premiato, la sta conducendo verso un intimo ritorno alle radici: "Se penso a una direzione, penso a Napoli e alla campagna”. Quasi un cerchio che si chiude, un ritorno al punto di partenza per ritrovare l'essenza di tutto.

Per chi sogna di seguire una simile strada, il suo consiglio è un invito all'ascolto interiore: "creare uno spazio vuoto di ascolto di sé" per comprendere le proprie motivazioni più profonde. E per condividere la sua visione, continua a tenere corsi, come quello imminente sulla "fotografia contemporanea e la narrazione", un'occasione per imparare a "fare ordine nel nostro archivio e capire da che cosa siamo attratti", riscoprendo il valore delle immagini esistenti per tessere nuove storie.

Tecnicamente, dopo aver prevalentemente scattato in digitale e sperimentato l'analogico, il suo attuale interesse si concentra sulla rielaborazione di fotografie d'archivio, un atto di dare una nuova vita a frammenti di passato. Intanto, Fusco non smette di svolgere corsi di fotografia: l’ultimo, in corso in queste settimane, è pensato per chi per chi vuole esplorare il proprio sguardo, dare forma a un racconto visivo e trasformare immagini in storie. 
 

Chiara Orsetti

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