Anni di sacrifici in piena pandemia, di impegno ma anche di particolare attenzione al territorio: dopo quattro anni, la pista per mountain bike in via Merano, a Sestri Ponente, la più grande della città, è a rischio chiusura.
A lanciare l'allarme è direttamente uno degli attuali soci, nonché fondatore, Fabio Crisafulli, che mette in luce come senza aiuti rischia di dover chiudere i battenti e tanti bambini si troverebbero senza un punto di riferimento sportivo importante non solo per la delegazione, ma per tutta la città di Genova.
Andrea Dodaro e Fabio Crisafulli, i due fondatori, non si sono mai fermati, non si sono fatti abbattere dalla pandemia e hanno portato avanti il loro lavoro e in tutto questo tempo e l’Associazione Sportiva Dilettantistica Green Park Bike School è stata ed è una delle più importanti di tutto il capoluogo per imparare la mountain bike.
L'anno scorso, considerando già una situazione delicata, Dodaro e Crisafulli decidono, per cercare di abbattere i costi "di unirsi con un'altra scuola, la Rad! di San Desiderio, perché ad un certo punto non riuscivamo più a mantenere i costi e loro hanno deciso di prenderla con noi e così siamo diventati soci", racconta Crisafulli.
Durante questi quattro anni, i soci fondatori si sono autotassati per la costruzione del percorso, portando settanta camioncini di terra dalla cava di San Carlo di Cese, e durante i quali hanno aiutato anche a mantenere in ordine l’ambiente, ad esempio, fin da subito avevano preso l'impegno di prendersi cura dei sentieri lungo la Vetta di Pegli, e insegnando ai più piccini a rispettare la natura, ma il futuro si fa complicato e il rischio chiusura sembra ormai alle porte: "Abbiamo speso più di ventimila euro per costruirla - racconta Fabio - e nonostante gli spazi ce li ha forniti Ansaldo, le spese vive sono sempre state a carico nostro. Negli anni, tutti quei pochi soldi che guadagnavamo, li abbiamo sempre reinvestiti non solo per comprare materiale, ma anche per pulire i sentire di tutta Pegli oppure per acquistare le bici per i bimbi con l'obiettivo di farli divertire il più possibile".
I costi, quindi, stanno diventando sempre più importanti: "Ad oggi dobbiamo fare un sacco di lavori dovuti alle piogge sempre più frequenti e intense in questi mesi, che hanno rovinato completamente la zona e la ditta con la quale ci siamo interfacciati, ci ha chiesto una somma importante - prosegue -. Ci avevano, inizialmente, garantito che l'acqua avrebbe drenato in parte ma in realtà è necessario fare delle opere idrauliche importanti per evitare che la zona diventi una vasca piena quando piove".
La pump track è un circuito di rulli e sopraelevate che serve sia per divertirsi in sella a una bici sia per imparare ad andare nei sentieri e nei circuiti non asfaltati e non lisci, in quanto riproduce tutte le accidentalità che si possono incontrare. È una scuola di mountain bike a tutti gli effetti, con Andrea e Fabio che ancora oggi, nonostante i cambiamenti dell'anno scorso, continuano ad insegnare: "Nonostante l'entrata di Rad!, noi siamo rimasti e continuiamo ad insegnare - racconta -. Il fatto è che, a differenza del covid, quando eravamo l'unica attività aperta, dopo tutte hanno ripreso a pieno regime e le adesioni sono sempre più andate a calare".
E, infine, l'amara considerazione non solo in qualità di fondatore, ma anche residente del quartiere: "Si parla sempre e solo dei quartiere quando capitano queste cose, quando si parla di imminenti chiusure, se no nessuno ci ascolta - afferma -. Quando eravamo andati a parlare con il presidente del Municipio, avevamo chiesto la disponibilità per andare in bici in Villa Rossi e ci hanno subito detto che era vietato".