Genova - 31 marzo 2025, 12:26

Sestri Ponente, a rischio chiusura la pista per mountain bike in via Merano

"Costi troppo alti e tanti lavori da fare dovuti alle piogge sempre più frequenti che hanno rovinato il percorso" racconta uno dei fondatori, Fabio Crisafulli. Poi l'amara considerazione: "I quartieri sono al centro dell'attenzione solo quando si parla di chiusure. Diversamente, nessuno ci ascolta mai"

Anni di sacrifici in piena pandemia, di impegno ma anche di particolare attenzione al territorio: dopo quattro anni, la pista per mountain bike in via Merano, a Sestri Ponente, la più grande della città, è a rischio chiusura.

A lanciare l'allarme è direttamente uno degli attuali soci, nonché fondatore, Fabio Crisafulli, che mette in luce come senza aiuti rischia di dover chiudere i battenti e tanti bambini si troverebbero senza un punto di riferimento sportivo importante non solo per la delegazione, ma per tutta la città di Genova. 

Andrea Dodaro e Fabio Crisafulli, i due fondatori, non si sono mai fermati, non si sono fatti abbattere dalla pandemia e hanno portato avanti il loro lavoro e in tutto questo tempo e l’Associazione Sportiva Dilettantistica Green Park Bike School è stata ed è una delle più importanti di tutto il capoluogo per imparare la mountain bike. 

L'anno scorso, considerando già una situazione delicata, Dodaro e Crisafulli decidono, per cercare di abbattere i costi "di unirsi con un'altra scuola, la Rad! di San Desiderio, perché ad un certo punto non riuscivamo più a mantenere i costi e loro hanno deciso di prenderla con noi e così siamo diventati soci", racconta Crisafulli. 

Durante questi quattro anni, i soci fondatori si sono autotassati per la costruzione del percorso, portando settanta camioncini di terra dalla cava di San Carlo di Cese, e durante i quali hanno aiutato anche a mantenere in ordine l’ambiente, ad esempio, fin da subito avevano preso l'impegno di prendersi cura dei sentieri lungo la Vetta di Pegli, e insegnando ai più piccini a rispettare la natura, ma il futuro si fa complicato e il rischio chiusura sembra ormai alle porte: "Abbiamo speso più di ventimila euro per costruirla - racconta Fabio - e nonostante gli spazi ce li ha forniti Ansaldo, le spese vive sono sempre state a carico nostro. Negli anni, tutti quei pochi soldi che guadagnavamo, li abbiamo sempre reinvestiti non solo per comprare materiale, ma anche per pulire i sentire di tutta Pegli oppure per acquistare le bici per i bimbi con l'obiettivo di farli divertire il più possibile". 

I costi, quindi, stanno diventando sempre più importanti: "Ad oggi dobbiamo fare un sacco di lavori dovuti alle piogge sempre più frequenti e intense in questi mesi, che hanno rovinato completamente la zona e la ditta con la quale ci siamo interfacciati, ci ha chiesto una somma importante - prosegue -. Ci avevano, inizialmente, garantito che l'acqua avrebbe drenato in parte ma in realtà è necessario fare delle opere idrauliche importanti per evitare che la zona diventi una vasca piena quando piove". 

La pump track è un circuito di rulli e sopraelevate che serve sia per divertirsi in sella a una bici sia per imparare ad andare nei sentieri e nei circuiti non asfaltati e non lisci, in quanto riproduce tutte le accidentalità che si possono incontrare. È una scuola di mountain bike a tutti gli effetti, con Andrea e Fabio che ancora oggi, nonostante i cambiamenti dell'anno scorso, continuano ad insegnare: "Nonostante l'entrata di Rad!, noi siamo rimasti e continuiamo ad insegnare - racconta -. Il fatto è che, a differenza del covid, quando eravamo l'unica attività aperta, dopo tutte hanno ripreso a pieno regime e le adesioni sono sempre più andate a calare". 

E, infine, l'amara considerazione non solo in qualità di fondatore, ma anche residente del quartiere: "Si parla sempre e solo dei quartiere quando capitano queste cose, quando si parla di imminenti chiusure, se no nessuno ci ascolta - afferma -. Quando eravamo andati a parlare con il presidente del Municipio, avevamo chiesto la disponibilità per andare in bici in Villa Rossi e ci hanno subito detto che era vietato". 


 

Federico Antonopulo

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