Attualità - 27 marzo 2025, 08:00

Ponte Morandi, la difesa di Giovanni Castellucci e la rabbia delle famiglie: "Da sputargli in faccia"

Sei ore per dire che "non siamo colpevoli". E che "negli scenari complessivi si arrivò alla conclusione che il ponte non aveva problemi"

Ponte Morandi, la difesa di Giovanni Castellucci e la rabbia delle famiglie: "Da sputargli in faccia"

Sette anni dopo, Giovanni Castellucci si difende. Per la prima volta a viva voce, che risuona nell'aula allestita nella tensostruttura interna al Palazzo di Giustizia di Genova dove ieri per circa sei ore ha rilasciato dichiarazioni spontanee. Le prime in aula, senza contraddittorio né domande, com'è facoltà prevista per gli imputati, possibilità colta da 14 su 58 imputati nel disastro di Genova.

Il processo sul crollo del ponte Morandi, quando ad agosto saranno 7 anni dalla tragedia costata la vita a 43 persone travolte dal collasso del viadotto sull'autostrada A10 la vigilia di Ferragosto, chiude con ieri e con lui la fase dell'istruttoria dibattimentale.

L'intervento più atteso, quello dell'ex ad di Aspi e Atlantia, tenuto per ultimo, in un'aula gremita sotto gli occhi del Comitato dei familiari delle vittime, che segue udienza per udienza, in attesa di giustizia.

Il lungo intervento si apre con una premessa: "Ci siamo sentiti responsabili", dice Castellucci, perché quel viadotto era un bene in gestione. "Ma non colpevoli", precisa all'inizio. E preciserà anche in chiusura parlando con i cronisti per pochi istanti in uscita dall'aula. La colpa "è un'altra cosa, è quello che dovrà decidere il tribunale", puntualizza l'ex manager che gestì Autostrade per l'Italia dal 2005 al 2019, l'anno dopo la tragedia.

In mezzo, le parole ripercorrono cronologicamente gli anni della gestione, i rapporti con Spea, le manutenzioni. Il tema del rischio sottovalutato, mai un problema ravvisato sulla sicurezza, nemmeno all'epoca delle prime valutazioni complessive, e cita l'era del sindaco Vincenzi, con la quale trattò sul progetto Gronda, che richiese sull'opera un dibattito pubblico, "il primo in Italia", dice Castellucci.

"Se ci fosse stato un problema di sicurezza avrebbero fatto tutti un salto sulla sedia. Ma non lo fece nessuno, nessuno sollevò il minimo dubbio - aggiunge - i lavori erano continui, si lavorava da almeno tre anni continuamente".

Procedure di controllo adeguate, dice lui, che al contempo respinge le accuse di aver risparmiato sui costi e di essere stato interessato ai profitti. Sulle manutenzioni straordinarie "I costi non sono mai calati - aggiunge-  e in quel periodo abbiamo aumentato di circa il 30% il personale per le attività".

"Negli scenari complessivi si arrivò alla conclusione che il ponte non aveva problemi. C'era una valutazione da parte delle figure tecniche sul ponte Morandi che poteva assolvere la sua funzione". Poi il crollo, in una tarda mattina di vigilia di Ferragosto, che squarcia il velo sulle sicurezze fino a quel punto date per granitiche, almeno dalle difese.

C'è un prima e un dopo, sembra assicurare l'ex amministratore delegato di Aspi. E "il peso di ciò che è successo lo sentirò sempre - aggiunge - il sollievo che ho è che penso di avere fatto sempre tutto quello che dovevo e potevo fare sulla base di quello che sapevo per mettere i tecnici nelle condizioni di operare al meglio"

È a quel punto che scatta la rabbia, la reazione dei parenti delle vittime, in aula. "Lui la sera del crollo è andato a cena, io aspettavo il cadavere di mio figlio - replica Paola Vicini, la madre di Mirko, l'ultima tra le vittime ad essere ritrovata sotto le macerie - Gli sputerei in faccia".

Le udienze proseguiranno ad aprile. Ma l'istruttoria dibattimentale si concluderà di qui a poco. Ci sarà poi spazio per una pausa, per studiare le nuove carte del processo e l'integrazione di perizia da poco presentata, sulle manutenzioni e il crollo. Dopodiché si passerà alle requisitorie, forse in partenza prima dell'estate. La sentenza di primo grado è ancora lontana per i 58 imputati a vario titolo per omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, attentato alla sicurezza nei trasporti. Arriverà non prima dei sette anni già trascorsi dalla tragedia di Genova. 

Valentina Carosini

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