Matteo Renzi è rimasto a Genova appena un paio d’ore, ma ha (consapevolmente) lasciato la firma nella narrazione della campagna elettorale cittadina.
Giusto il tempo per incoronare Silvia Salis degna erede del civismo che fu di Marco Bucci e, come diretta conseguenza, scatenare le reazioni del centrodestra cittadino impegnato nel sostenere la volata di Pietro Piciocchi.
Dalle fila della Lega insorge l’assessora comunale Francesca Corso che accusa il leader di Italia Viva: “Mente sapendo di mentire”. E poi va a ripescare la prima uscita pubblica di Salis: “Ha scelto di farsi fotografare proprio con i leader di AVS Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, parla per bocca del segretario del Pd genovese Simone D’Angelo da un mese e rivendica le sue origini di sinistra. Ma secondo mister ‘stai sereno’ le scelte sul futuro delle infrastrutture genovesi le farebbe Salis. E come fa? Sulla base delle posizioni di chi? Del Pd, di AVS o del M5S? Oppure archiviando tutto come ‘non problema’ per evitare di incappare nelle liti all’interno dell’accozzaglia, pardon, coalizione di centrosinistra come nel caso della Gronda di Genova?”.
In prima linea anche Carmelo Cassibba, presidente del consiglio comunale e coordinatore della lista civica ‘Vince Genova’ a sostegno di Piciocchi.
“Il civismo non è a chiamata o a convenienza - tuona Cassibba - è un modo di essere, di vivere al servizio dei cittadini, bisogna essere presenti sul territorio. Tutti i giorni. Non si può utilizzare come specchietto per le allodole per recuperare uno spazio al centro che per opportunità Italia Viva ha abbandonato da tempo”.
E poi, su Salis: “La candidata di centrosinistra è stata voluta fortemente dal Partito Democratico che la segue ovunque e la istruisce, sembra più un'operazione di marketing politico che un vero desiderio di impegno civico, non ha nulla dello spirito del civismo. Le manca solo il colbacco e la tessera di partito”.