Lunedì 24 febbraio saranno tre anni dall’invasione russa sul territorio ucraino e dall’esplosione di una guerra all’interno dei confini europei dopo anni di pace. Uno nodo da cui ancora non si è riusciti ad uscire con la conta delle vittime civili e militari che si aggiorna con cadenza quotidiana.
Da quando l’Ucraina ha subìto l’attacco, Genova ha fatto la propria parte tendendo la mano a tutti i profughi che hanno dovuto abbandonare le proprie città in cerca di salvezza e di un’idea di futuro. E tornerà a farsi sentire domenica, alle 17.30, con la fiaccolata che partirà dal ponte Monumentale di via XX Settembre per concludersi in piazza Matteotti. Prenderanno parte le autorità locali e regionali e i rappresentanti della comunità ucraina genovese. Sul ledwall di Regione Liguria verranno proiettate alcune immagini selezionate dalla comunità ucraina e la fontana di De Ferrari sarà illuminata con i colori della bandiera ucraina.
Non mancherà Vitaly Tarasenko, cappellano della comunità ucraina genovese, che a tre anni dall’inizio del conflitto non fa giri di parole nel definirlo una “guerra di distruzione”, un “genocidio”, un “dramma dell’umanità”.
Tarasenko non risparmia attacchi anche al Comune di Genova, con un riferimento per nulla velato all’iniziativa del consigliere comunale Mattia Crucioli (Uniti per la Costituzione): un convegno a Palazzo Tursi, il 28 febbraio, dal titolo “Guerra in Ucraina. Possibili iniziative di pace dei comuni italiani” con tanto di proiezione del documentario “Maidan, la strada verso la guerra”.
Lunedì 24 saranno tre anni dall’inizio del conflitto, come state vivendo questo anniversario?
“Ora usano il termine ‘conflitto’ generico, ma per noi è una guerra di distruzione della nostra nazione e del nostro popolo perché i morti ci sono tutti i giorni. È una distruzione, è un genocidio, perché sei ucraino e abiti in questo territorio per il quale hanno un interesse. Questa è la logica del mercato, un dramma dell’umanità. Non abbiamo imparato niente dalle guerre precedenti. Il popolo innocente deve essere distrutto perché ucraino. È un grande dolore quando le persone diventano numeri e il territorio è da conquistare perché ci sono risorse o l’interesse di qualcuno. È una guerra contro l’umanità. Come ucraini non ci trattano come un popolo libero, un Paese libero, ma una cosa da scambiare come sul mercato. Un dramma, da tre anni ci sono ancora morti innocenti e danni per le infrastrutture, case senza luce e gas. Noi facciamo tutto il possibile per fare in modo che questo disastro non si allarghi fino ai confini con l’Italia”
Qual è il clima nella comunità ucraina genovese?
“Siamo cresciuti con i nuovi arrivati e con quelli che continuano ad arrivare, anche se non sono tanti come prima. Arrivano nuove famiglie e persone nuove che cercano di sistemarsi e integrarsi nella società italiana con i figli che parlano italiano e gli adulti che hanno imparato nuovi mestieri. Hanno cercato di inserirsi nella società senza aspettare gli aiuti con possibilità di convertire il permesso di soggiorno anche con un permesso per motivi di lavoro e quasi tutti sono impegnati in qualcosa che possa aumentare la qualità della vita. Chi abita nelle strutture e vuole una vita migliore ha capito che deve cercare un lavoro, una casa, inserirsi nella vita e aiutare le famiglie che sono rimaste in Ucraina”.
Sono tanti quelli che vogliono tornare?
“Chi è voluto tornare è già tornato, chi arriva dalle zone colpite dove ci sono ancora battaglie non può tornare perché ormai non c’è la casa e non c’è più niente. Adesso anche in Ucraina c’è la difficoltà di trovare lavoro, è sempre più difficile. Nei mesi freddi la presenza aumenta, ma c’è il desiderio di tornare a casa specie per i giovani. Una cosa un po’ strana, ma vogliono tornare dove ci sono amici e sogni da realizzare. Credevo che i giovani fossero più nella direzione di rimanere, e invece no”
Come avete accolto le notizie degli ultimi giorni con l’incontro tra Usa e Russia senza la presenza dell’Ucraina e un’Europa che rischia di rimanere ai margini delle trattative?
“C’è grande preoccupazione, sembra di essere in un mercato dove ti possono anche vendere, dove ci sono gli accordi senza rispettare le norme minime. Si parla di fermare la guerra, ma sembra che si siano dimenticati chi è stato aggredito, chi è il terrorista e chi ha portato la guerra con tanto sangue del proprio popolo e del nostro popolo innocente. Le persone che hanno dato la vita non c’entrano niente. Hanno provato a salvare i famigliari, i nostri combattenti sono persone che difendono. Vogliono fermare la guerra, ma la puoi fermare solo quando aiuti a difendersi. Bisogna fermare quello che provoca la guerra, dove c’è la fonte dell’odio che poi porta alla morte. Ci sembra come una questione di mercato, non vogliamo essere venduti o comprati o essere considerati colpevoli. Qui si dice che ci danno il senso di colpa perché siamo ucraini. È una grande bugia, la guerra porta la morte ed è un dolore, stiamo soffrendo e darci le colpe è poco intelligente. Sento che c’è la propaganda russa che arriva fino a Genova e in Comune, vogliono trasmettere i film dei canali russi di propaganda. Un consigliere non può portare una cosa del genere che può essere come un missile di disinformazione. Per creare cosa? Per darci la colpa? Dispiace tanto, Genova che ha fatto tanto del bene sia ai profughi ucraini sia in Ucraina, la città della pace. È un po’ strano. Questa disinformazione, questa politica che fa una confusione è una bugia che è fuori dalla logica umana. Ci fa pensare a un Paese che è ancora democratico? Dove sono i principi della giustizia? Per questo tante persone hanno dato la vita”
Domenica ci sarà la fiaccolata con istituzioni cittadine e comunità ucraina. Cosa chiedete a Genova?
“Genova deve essere costante, il simbolo di Genova è quello di San Giorgio che non ha voluto mettersi d’accordo con il diavolo e continuare a offrire le vittime e a soddisfare i desideri del drago. Ha dato un buon esempio di lotta contro il terrore, deve finire questa storia di vittime innocenti. Per noi la pace può essere solo la pace giusta con rispetto per le persone e per la nazione. Per noi Genova in questi tra anni, con quello che hanno fatto volontari e istituzioni aiutando la nostra associazione, è stato un esempio e vorrei chiedere di continuare a esserlo e non piegarsi alla propaganda del terrore, della paura, delle bugie. Non vedo qui la fine della guerra quando entriamo in questa meccanica mercantile. Preghiamo per la pace. Come sacerdote non posso credere nella pace dei politici che fanno gli accordi dietro alle nostre spalle, ma prego che il Signore dia la luce ai politici che hanno principi e sono fedeli ai voleri del popolo. Sto aspettando un miracolo. Quando qualcuno si vende e qualcuno si compra, non vedo la pace”