Continua con questo lunedì, e andrà avanti per tutti i lunedì successivi, un servizio seriale de ‘La Voce di Genova’ dedicato alle Botteghe Storiche e ai Locali di Tradizione della nostra città. Siamo partiti con il punto di vista dell’assessora comunale al Commercio, Paola Bordilli, e del segretario generale della Camera di Commercio di Genova, Maurizio Caviglia. Vogliamo raccontare, di volta in volta, quelle che sono le perle del nostro tessuto commerciale, e che ci fanno davvero sentire orgogliosi di appartenere a questa città. Buon viaggio insieme a noi!
In salita Santa Caterina, nel piccolo negozio contrassegnato dal civico 17 rosso, sorge l’attività G.M. Luico Enologia, la fabbrica di turaccioli portata avanti da una famiglia che, da centosettanta anni, ha dedicato la sua vita al sughero, al vino e ai prodotti enologici. Un traguardo straordinario, raggiunto grazie alla passione che è stata tramandata per cinque generazioni, pur assecondando i cambiamenti del tempo. Affascinante e ricco di antichi attrezzi per le lavorazioni, in questo negozio si possono trovare, soprattutto, tappi in sughero di varie misure per ogni esigenza, ma anche etichette, accessori per l’imbottigliamento, accessori complementari per servire e conservare il vino.
“La bottega è stata aperta dal mio bisnonno, Giovanni Foppiano, nel 1855 - spiega Carlo Luico, che porta avanti l’attività di famiglia insieme alla figlia Rosanna, attuale titolare -. La nostra sede è rimasta sempre la stessa, qui in salita Santa Caterina, nonostante alcuni cambiamenti avvenuti nel tempo: esisteva un altro punto vendita in via del Campo, che fu bombardato durante la Guerra e poi mai più aperto, mentre la fabbrica dove lavoravamo il sughero si trovava in Piccapietra. Abbiamo delle vecchie foto dei nostri boschi di sughero in affitto a Finale Ligure, dove si effettuava la decortica. Ancora oggi la corteccia viene estratta con l’accetta ogni nove anni, senza danneggiare la pianta”. È proprio questo processo, che rispetta il ciclo di vita dell’albero, a consentirgli di continuare a crescere e rigenerarsi, in un perfetto equilibrio tra produttività e sostenibilità ambientale.
La lavorazione del sughero è un processo lungo e meticoloso, che richiede conoscenza ed esperienza: “La prima decortica avviene dopo venticinque anni, ma il materiale ottenuto non è adatto alla produzione di tappi. Dopo altri dieci-dodici anni si ottiene un sughero più adatto, ma solo dopo la terza decortica si ottiene il materiale perfetto per un tappo monopezzo”, spiega Rosanna. “Questi tappi sono fondamentali per la conservazione dei vini da lungo invecchiamento, come il Barolo o l’Amarone, poiché garantiscono un’evoluzione ottimale grazie allo scambio di microcelle d’ossigeno”.
In passato la produzione era interamente artigianale, un lavoro che richiedeva grande abilità manuale: “I tappi venivano tagliati a mano, levigati con un disco di carta vetro. C’erano tre tagliatori, tra cui mio padre e mio nonno, e diverse operaie che rifinivano i tappi”, ricorda Carlo. Con l’industrializzazione, alcune fasi del processo sono cambiate, ma la qualità del sughero rimane insostituibile. “Abbiamo clienti che ancora oggi preferiscono il tappo in sughero naturale rispetto a quelli sintetici, perché garantisce la miglior conservazione del vino”. Nonostante l’avanzare delle tecnologie e l’introduzione di alternative come i tappi a vite o quelli in plastica, il sughero continua infatti a essere il materiale prediletto per i vini di pregio.
L’attività, nata per servire aziende vinicole, si è poi evoluta, adattandosi alle nuove esigenze del mercato. “Non abbiamo più la fabbrica, ma nel tempo abbiamo ampliato la gamma di prodotti, includendo bottiglie per olio, birra, conserve e accessori per la conservazione e il servizio del vino. Tra gli strumenti più innovativi c’è il Coravin, che permette di spillare un calice di vino senza aprire la bottiglia, mantenendola intatta grazie a un particolare gas, chiamato argon”, racconta Rosanna. Questo strumento ha rivoluzionato il modo di degustare il vino, permettendo ai collezionisti e agli appassionati di assaporare anche bottiglie pregiate senza il rischio di comprometterne la conservazione.
Tra i clienti storici della bottega, Carlo ricorda con affetto Gilberto Govi: “Per le sue rappresentazioni teatrali, mio padre realizzava ravioli e cosce di pollo in sughero dipinto, che sembravano veri”, racconta sorridendo. Ma non è l’unico aneddoto curioso: “Mio padre restaurò alcune parti dello scheletro di una balena esposto al Museo Doria, sostituendo le vertebre deteriorate con pezzi di sughero dipinti”.
La versatilità di questo materiale ha permesso negli anni di realizzare oggetti straordinari, dalla scenografia teatrale al restauro museale, dimostrando che il sughero è elemento con infinite possibilità d’uso, e che oggi viene utilizzato anche per accessori di design, rivestimenti e persino borse e portafogli.
Il negozio Luico è anche un punto di raccolta per il riciclo dei tappi “che vengono poi macinati, sterilizzati e riutilizzati in nuove forme” spiega ancora Rosanna. Grazie alla sua leggerezza, impermeabilità e capacità di isolamento termico e acustico, il sughero trova applicazione anche nell’edilizia e nella moda, dando vita a prodotti innovativi e dal forte impatto ecologico.
Oltre ai clienti affezionati, amanti e produttori di vini, la ‘fabbrica turaccioli’ attira anche numerosi turisti, incuriositi dalla storia e dall’unicità dei prodotti in sughero: “Molti visitatori chiedono di poter entrare nel negozio e di visitarlo, anche se è difficile che poi possano fare acquisti, soprattutto se arrivano a Genova con le navi da crociera o con l’aereo”. Varcare la soglia di questa bottega significa immergersi in un mondo di racconti, tradizioni e antichi saperi. Anche senza acquistare nulla, è impossibile non lasciarsi affascinare dalle storie custodite tra le sue mura e dalla passione con cui vengono tramandate di generazione in generazione.