Un sacerdote che si trincera dietro il 'segreto confessionale'. Inquirenti che tentano di sondare il terreno, tornando a mani vuote. Ma quel religioso, Frate Lorenzo, già indicato negli atti, sarà chiamato come teste in aula nel corso del processo sul delitto di Nada Cella, per spiegare o dare informazioni su chi si sia rivolto a lui quasi 30 anni fa per chiedergli, in veste di intermediario, di confessare una persona non meglio precisata che, in modo indiretto, avrebbe avuto qualcosa da riferire sull'omicidio.
Un giallo nel giallo, alla seconda udienza nel processo sul delitto ieri in Corte d'Assise a Genova dove a sfilare sono state le forze dell'ordine, la polizia in particolare, che gestirono le prime indagini dell'epoca.
Tre i teste principali sentiti ieri in udienza: il primo, l'ex dirigente del commissariato di Chiavari, Pasquale Zazzaro, che ha tentato di ricostruire come emerse il nome di Anna Lucia Cecere, unica imputata per omicidio aggravato nei confronti della 24enne segretaria dello studio di Marco Soracco, a sua volta a processo con l'anziana madre per favoreggiamento. Un nome che era emerso già nel 1996, con l'indagine lampo dei carabinieri che portò anche ad una perquisizione nei confronti della donna nel corso della quale furono trovati i bottoni somiglianti a quello rinvenuto sotto il corpo della segretaria agonizzante. Una prova, indiziaria, che avrebbe potuto censire una presenza sul luogo del delitto. Non fosse, quel nome, scomparso dalle indagini poco dopo, per finire nell'oblio per 29 anni.
A dar conto di bottoni e perizie anche l'ex capo della Omicidi della Squadra Mobile di Genova, Giuseppe Gonan. Che ha testimoniato degli errori di gestione della scena del crimine nell'ufficio di via Marsala. "Vidi una scena completamente alterata", racconta in aula parlando del suo arrivo nello stabile, e nell'ufficio, verosimilmente intaccato dall'intervento del 118 che tentava di salvare Nada ma anche dall'intervento della madre e della zia di Soracco che lavarono il pavimento e parte dell'ingresso da macchie di sangue, utili a ricostruire tracce e dinamica. E lo fecero nell'immediatezza.
Gonan ha poi parlato della figura del sacerdote, Frate Lorenzo, indicato all'epoca da anonimi che riferirono un tentativo di abboccamento da parte di un soggetto che avrebbe fatto da 'intermediario' per chiedere al religioso di confessare una persona, estranea ai fatti, ma che in via indiretta avrebbe voluto parlare del delitto. La polizia, Gonan stesso, provò a interrogare il frate, che però celò dietro il segreto confessionale, lasciando intendere di sapere di essere sottoposto a intercettazioni. Una reticenza che forse, non ci fosse stata, avrebbe potuto dare un indirizzo diverso all'inchiesta del' 96. Il frate risulta nell'elenco dei teste, e da lui si attendono nuove possibili spiegazioni in aula. Dal 6 marzo in poi, data alla quale è stata aggiornata l'udienza.
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