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Attualità | 31 gennaio 2025, 08:00

“L’amichevole Spiderman di reparto”: ecco chi è il venticinquenne genovese che porta un po' di gioia nei reparti pediatrici (Video)

Da oltre un anno Gabriele Lanteri indossa i panni dell’Uomo Ragno per visitare i bambini ricoverati: “La mia missione è riuscire a farli sorridere"

"L'amichevole Spiderman di reparto": ecco chi è il venticinquenne genovese Gabriele Lanteri che da oltre un anno e mezzo, nei panni del noto supereroe, visita i reparti pediatrici ospedalieri del capoluogo ligure con l'obiettivo di 'strappare' un sorriso e far passare una giornata quanto più serena possibile a tutti quei bimbi (e non solo) che stanno affrontando un'importante battaglia.

"Sono un ragazzo semplicissimo, come tanti altri, che nella vita ha sempre sentito il bisogno di dedicarsi a chi è più in difficoltà": inizia così il discorso Lanteri, che già all'età di tredici anni, ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo del volontariato, per poi proseguire questo percorso fino ad oggi nei panni dell'uomo ragno.

Gabriele, perché ha scelto come personaggio proprio Spiderman? Come si è avvicinato al mondo del volontariato? 

"Innanzitutto ci tengo a dire che sotto questo maschera c’è una semplicissima persona, un semplice ragazzo di venticinque anni, con il suo lavoro, i suoi amici e le sue passioni. Ho scelto di indossare i panni di Spiderman perché sin da quando sono bambino, è il mio supereroe preferito e incarna un po' quello che è il mio essere e non fatico ad interpretare l’uomo ragno; fa parte della persona che c’è sotto. Mi sento di poter riuscire ad indossare facilmente questa maschera perché rilascia la mia essenza senza freni. Sin da quando sono ragazzino, ho conosciuto il mondo del volontariato frequentando la parrocchia come educatore di Azione Cattolica e nelle pubbliche assistenze, in Croce, e tutt’ora svolgo servizio nella pubblica assistenza. Il volontariato ha fatto sempre parte della mai vita fin all’età di tredici anni: la mia vita è sempre stato un dedicarsi al prossimo. Ad un certo punto durante questo percorso, mi sono accorto che ovunque facessi volontariato, mi mancava un po' qualcosa. Ho sempre avuto a che fare con i bambini e ho sempre avuto un ottimo rapporto con loro: in primis mi sento io di essere un bimbo Spiderman sotto la maschera. Quindi, mi mancava sempre qualcosa. Un giorno ho letto un libro di Mattia Villardita, mentre ero in viaggio a Lisbona e ricordo che nell’attesa avevo divorato letteralmente il libro. Io ho sempre avuto il desiderio di portare Spiderman negli ospedali da tempo; con mia madre ci mandavano video su Whatsapp di persone, soprattutto di Mattia, che portava il personaggio negli ospedali. Al ritorno dal viaggio, avevo deciso che era arrivato anche il mio momento di diventare l’uomo ragno. A quel punto, ho scelto quale costume indossare, perché di Spiderman ce ne sono tanti e ho optato per quello che più mi identificava. Grazie a tante persone ho poi intrapreso questa via riuscendo a diventare Spiderman". 

Da quanto tempo indossa i panni di Spiderman? Quali sono gli ospedali dove si reca? 

"Io indosso questa maschera da oltre un anno e ho iniziato questa missione dedicandomi ai bambini che sono ricoverati in ospedale, principalmente presso l'Ospedale Pediatrico Gaslini. Ogni weekend vado circa due ore nel reparto di reumatologia per stare con loro con l'obiettivo di passare insieme un pomeriggio diverso, per farci due risate insieme. Tutto questo è stato possibile ed è possibile grazie all'Associazione Amri, in particolare a due persone, che mi hanno permesso di realizzare questo mio sogno. In occasioni particolari, come durante le festività, riesco a girare tutto il Gaslini e strappo qualche sorriso anche in reparti delicati come quello oncologico".

Dietro la maschera c'è, ovviamente, una persona che quando torna a casa, se la toglie e ritorna ad essere Gabriele: lei come fa a scindere le emozioni che prova durante l'attività?

"Sembra strano ma il fulcro è proprio non scindere. Quando sono Spiderman o la persona nella vita privata, sono sempre io. Quando torno a casa, alcune volte delle esperienze pesanti me le porto dietro e mi mettono tristezza, ma tengo sempre in mente quello che è il mio obiettivo, ovvero portare felicità e gioia ai più piccoli. Io ho sempre avuto l'idea che la vita dev'essere vissuta al cento per cento e ora, dopo le mie esperienza, penso che debba essere vissuta al duecento per cento. Penso che sia necessario vivere tutto al massimo per quei bambini che sono lì e che, a differenza nostra, non possono farle. Quando sono con loro, ci raccontiamo le passioni e loro mi raccontano che non possono fare, ad esempio sport. Io quando faccio attività sportiva, me li porto dietro nel mio cuore e nei pensieri cercando di vivere l'avventura anche per loro e poi, quando ritorno, gliela racconto. Il carburante di Spiderman sono proprio tutte queste emozioni che si porta dietro, sia positive che negative. Insomma, io interpreto qualcuno con il cuore e cerco di essere un sollievo per loro". 

'Da grandi poteri derivano grandi responsabilità': Lei si sente di avere sulle spalle determinate responsabilità?

"Fin da piccolo, quando mi trovavo a dover affrontare determinate scelte che necessitavano una certa dose di responsabilità, mio papà mi ha sempre sostenuto ricordandomi proprio questa frase. Per rispondere alla sua domanda, assolutamente sì: la responsabilità è grossa. Diciamo che, in realtà, c'è una frase, che ho rubato a Batman, che rappresenta ancora di più la mia volontà: 'non è tanto chi sei, quanto quello che fai che ti qualifica'. Io fin da quando ho iniziato a fare volontariato, dapprima in altri ambiti, mi è capitato di vedere persone che cercavano di mettersi in mostra, in un ambito in cui ciò non è assolutamente l'obiettivo. Ciò, a mio parere, che bisogna avere in mente è di focalizzarsi sul fatto che sei lì, in quel momento, per donarti completamente a qualcuno. Proprio per questo, ho deciso, alla fine, di essere Spiderman". 

Quando ha iniziato ad essere Spiderman, si era fatto un'idea di come avrebbe potuto evolvere questa sua esperienza? 

"Io quando ho iniziato non avrei mai pensato che questo progetto potesse decollare così rapidamente. Fin dal principio, ho sempre cercato di fare tutto quanto dedicato ai più piccoli. Dopo pochi mesi, questo progetto ha preso il volo e poco dopo sono entrato in contatto con altri supereroi per una 'missione' nell'Ospedale Maggiore di Crema, e ogni quattro mesi portiamo tutti insieme, proprio come una piccola famigliola di supereroi volenterosi, sorrisi. Quest'anno si è realizzato un progetto che non mi sarei mai immaginato grazie a Valentina Torriti, una super mamma del paesino di Sant'Olcese che è letteralmente una forza della natura, che ci ha permesso di portare Spiderman a Natale alle persone adulte nel reparto di Oncologia del San Martino". 

Come sono state le reazioni degli adulti rispetto a quelle che vede sovente con i più piccoli?

La reazione degli adulti è decisamente particolare. Tutte quelle che visto le porto nel cuore, ma ce ne sono certe che ricordo in particolare, soprattutto quella di una persona che non ha detto niente, ci ha semplicemente guardato per poi mettersi a piangere e ci siamo subito abbracciati. Questi episodi sono il mio carburante e mi fanno capire sempre più quanto la vita sia importante. Quando vivi queste situazioni, ci si rende conto che i tuoi problemi sono un qualcosa di effimero e assolutamente gestibili".

Federico Antonopulo

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